NUOVO VOCABOLARIO, OBESITA' E POMIGLIANO

STAMPA | CHIUDI | ARTICOLO INSERITO DA: Frangi

inserito il 14/06/2010

Dal 1°agosto 2008 al 31 maggio 2010
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Cari Amici,
         lo scherzo delle definizioni umoristiche prosegue con una nuova puntata, alimentata questa volta da Gianni Pardo.
Divertenti, vero?
Poi, però, vi propongo anche qualcosa di serio: obesità e il dramma di Pomigliano d'Arco.
Un cordiale abbraccio
Ettore Frangipane

VOCABOLARIO DEMENZIALE:

Affettatrice: donna che ama fingere.
Anello: richiamo romanesco per il signor Nello.
Aristotele: televisione aristocratica.
Armadillo: piccolo armadio spagnolo.
Assordante: grande poeta che grida un po'.
Attentato: ma non c'è riuscito.
Bacino fluviale: espansione amorosa che si rivela di lunga durata.
Bargigli: caffè che prende nome da un grande tenore.
Becchino: piccolo marito cornuto.
Bisogno: impellente, doppio ideale.
Cadauno: casa gentilizia veneziana per single.
Cadaveri: defunti autentici.
Calciatori: bovari violenti.
Catena di montaggio: casa di piacere.
Cellulari: divinità domestiche collegate al satellite.
Cellulite: litigata telefonica.
Centralino: rivelazione dell'implicazione di Lino.
Cervello: cervo piccolo ma molto intelligente.
Circonferenza: prolusione sugli spettacoli circensi.
Clamoroso: si dice d'innamorato che fa sonore serenate.
Competenza: flatulenza collettiva.
Contrabbasso: evviva!
Detestare: revocare il testamento.
Disinformatsia: zia che non legge i giornali.
Distanze: camere lontane.
Diversione: marinare la scuola per evitare una traduzione.
Equidistanza: cavalli che non cambiano residenza.
Equinozio: cavallo disoccupato.
Equivalente: cavallo instancabile.
Esaminare: porre mine per ben sei volte.
Filosofia: così si designano i fan della Loren.
Grande scoperta: donna alta e poco vestita.
Gravidanza: grassoni che ballano.
Impiegato: stipendiato giapponese che saluta un superiore.
Invaso: consiglio su dove farla.
Liberazione: buffet freddo, in cui ci si può servire a volontà.
Losanna: in napoletano, essi ne sono al corrente.
Macchinazioni: complotti di Stati.
Maggiorenne: gruppo di cèrvidi primaverili.
Miglioramento: pizzetto.
Modesto: in dialetto napoletano, attualmente sveglio.
Monofisita: eresiarca convinto che anche Berlusconi è solo un uomo.
Monotono: della serie, manatana, menetene, minitini, munutunu.
Operazioni protette: interventi di mastoplastica.
Pantedesco: pagnotta germanica.
Perenne: moltiplicato per un numero qualunque.
Persino: bambino che non trova più i genitori.
Petting: preludio del trombing.
Presbiterio: età, affine al climaterio, in cui si diviene presbiti.
Ragusano: siciliano in buona salute.
Reattore: monarca che, come Nerone, ama esibirsi in pubblico.
Riassunto: uno che ha beneficiato dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori.
Sacrestano: proclamazione che questo sfintere è consacrato.
Sasso: ciò cui tutti pànsano.
Scomparsa: figurante teatrale improvvisamente sparito.
Servizio: vizio medievale.
Soluzioni perfette: sali per pediluvio.
Successo: grande soddisfazione sulla tazza.
Trascurabile: arrabbiatura per futili motivi.
Vincitori: bovini che sopravvivono alla corrida.
Violento: uomo brutale ma non lesto.

DIMAGRANTI DA BANCO: VANTAGGI O RISCHI?
di Giorgio Dobrilla

Nel trattamento dell’obesità gli obiettivi cardinali sono la riduzione dell’introito calorico e una significativa attività fisica giornaliera. A queste direttive si sono associati nel tempo alcuni farmaci, tra cui le anfetamine finalizzate a ridurre l’appetito e a mobilizzare il grasso tessutale. Nonostante l’efficacia anoressizzante le anfetamine sono state tuttavia ritirate dal commercio a causa di effetti collaterali inaccettabili (cardiaci, psicomotori), dell’affiorare di assuefazione/dipendenza e del ritorno allo “status quo ante” appena cessata l’assunzione. La sibutramina è un altro farmaco antiobesità atto ad indurre sazietà precoce. Nonostante un’efficacia non disprezzabile, la sibutramina è stato ritirata dal commercio il 24 gennaio 2010 a causa di effetti collaterali simil-anfetaminici specie se assunta a dosi improprie (ventilata una sua possibile reintroduzione con avvertenze più severe). In commercio rimane pertanto unicamente l’orlistat (“Xenical”, introdotto nel 1999) e acquistabile solo con ricetta medica. Orlistat agisce bloccando gli enzimi pancreatici (lipasi) deputati a digerire il grasso alimentare: con  1 cp da 120 mg ad ogni pasto l’assorbimento dei grassi (ma non quello degli zuccheri) viene bloccato per circa il 30%. Un trattamento a queste dosi per un anno, abbinato ad una dieta con meno di 2000 Cal, produce un calo di peso superiore di 3-4 kg rispetto a quello  placebo-indotto, a prezzo però di effetti collaterali non seri ma fastidiosi (feci untuose, flatulenza, piccole perdite da possibile incontinenza). Di recente l’EMEA ha autorizzato sorprendentemente la vendita dell’orlistat in cp da 60 mg come prodotto da banco, acquistabile cioè senza ricetta (nome commerciale “Alli”, confezioni da 42 o 84 cp). Pure con 1 cp di “Alli” ad ogni pasto per 4 mesi si registra un vantaggio del farmaco sul placebo, ma di soli 1,15 kg.  Non va inoltre ignorato che, secondo una recente revisione FDA, la terapia con 120 mg a pasto di orlistat è penalizzata da un’aumentata incidenza di  pancreatite, epatite e calcolosi biliare. Ora, se anche “Alli” contiene solo 60 mg/cp c’è la preoccupazione che il paziente, potendo acquistare il farmaco senza prescrizione medica, assuma sua sponte una dose superiore per avere effetti più rapidi, con rischio di effetti collaterali più rilevanti. In linea con la FDA, anche la rivista “Lancet” ha rimarcato come la facilitata accessibilità ad orlistat da parte dei cittadini possa non essere un vantaggio per loro in quanto alimenta il messaggio che per dimagrire non occorre  modificare lo stile di vita, ma basta assumere delle pillole che, in quanto vendute senza a ricetta, “non dovrebbero far male”. Deduzioni di questo tipo fanno certamente inorridire i nutrizionisti dei nostri ospedali.


IL SECCHIO VUOTO DEL SINDACATO
di Gianni Pardo

L'attuale trattativa tra la Fiat e i lavoratori di Pomigliano d'Arco, oltre che per le cinquemila famiglie interessate, è significativa dal punto di vista storico e teorico.
Luciano Lama, l'indimenticato leader sindacale della Cgil, una volta definì il salario "una variabile indipendente": indipendente dal rendimento dei lavoratori, dai bilanci dell'impresa e dalla sostenibilità economica. Forse pensava che l'erario avrebbe ripianato il deficit delle imprese (tutte?), forse pensava che sarebbe intervenuto San Gennaro, forse voleva solo far fallire lo Stato borghese: certo è che sul momento non ci fu una sollevazione, contro quell'enormità. Nessuno osò fiatare: Mussolini no, ma il sindacato aveva sempre ragione. In realtà, c'era da inorridire. La frase di Lama aveva la stessa logica di chi dicesse che si può dividere cento in tre ed avere tre volte quaranta, oppure che un secchio può versare più acqua di quanta ne contenga. E dire che già nel Medio Evo - epoca buia - si diceva "nemo dat quod non habet", nessuno può dare ciò che non ha. Ma forse nel sindacato non si masticava molto latino e ancor meno filosofia.
Il tempo è passato ed ha rimesso le cose a posto. Già in Germania, qualche tempo fa, in alcune grandissime fabbriche, fu proposta l'alternativa: o abbassamento del salario o "delocalizzazione". Cioè trasferimento all'Est degli impianti. I lavoratori votarono per l'abbassamento del salario. Ora una situazione analoga si riproduce a Pomigliano d'Arco: o gli operai rinunciano a quei comportamenti che potrebbero rendere l'attività antieconomica, oppure la Fiat Panda continuerà ad essere fabbricata all'estero. I sindacati (Fiom a parte), sono pronti a firmare e un tempo questo sarebbe stato un trionfo, per l'azienda: ma anche qui ci sono novità. La Fiat sa che non ha margini: non può più contare sullo Stato. E per questo non firma.
Il leader del sindacato dissenziente, Maurizio Landini, sostiene che l'azienda vuole togliere ai lavoratori il diritto di sciopero e il "diritto" di ammalarsi, ma la Fiat non potrebbe mai dire cose del genere. Il diritto di sciopero è nella costituzione. Dunque, per giudicare adeguatamente la trattativa, bisognerebbe conoscerne i particolari. Tuttavia, la sostanza la capì perfino Pinocchio: dopo avere mangiato le pere, la marionetta fu costretta dalla fame a mangiare i torsoli.
La Fiom parla di "ricatto" e fa finta di non accorgersi che la Fiat è a sua volta ricattata dal mercato. Per questo tutti concordemente suggeriscono che sull'accordo si pronuncino i lavoratori, anche se in passato i sindacati hanno sempre osteggiato il referendum. Stavolta però gli serve per passare la patata bollente agli operai: "Volete lavorare senza danneggiare in nessun modo l'azienda o preferite essere disoccupati?" Gran dilemma.
A proposito di "ricatto" la verità è che non c'è più quello del sindacato. In Italia questa è una sorta di rivoluzione.  Una nazione abituata a considerare i freddi numeri e la logica economica come una sorta di aberrazione comincia a fare i conti con la realtà. Anche quella storica.
Molti credono che la differenza di livello di vita fra l'Ottocento e il Novecento dipenda dalle "conquiste dei lavoratori" mentre per comprendere che non è vero basta esaminare la logica del salario. Si faccia il caso che il lavoratore produca dieci e il datore di lavoro gli paghi nove (la differenza è il plusvalore dei marxisti): questo significa che, in costanza di percentuale, il quantum assoluto del salario dipende dal quantum assoluto di ricchezza prodotta. Se l'operaio produce cento ha un salario di novanta, ma se produce mille ha un salario di novecento. Ecco l'origine della differenza di livello di vita fra gli operai dell'Ottocento e quelli attuali. Quelle che chiamano "conquiste dei lavoratori" sono in realtà "conquiste della produttività". Se gli operai dell'Ottocento avessero chiesto un salario che gli consentisse di vivere come vivono oggi, sarebbero stati tutti licenziati. Non per vendetta, ma perché nessun datore di lavoro se li sarebbe potuti permettere. L'imprenditore versa all'operaio meno ricchezza di quanta l'operaio ne produca perché diversamente non avrebbe interesse ad assumerlo. La riprova di tutto questo è che sono molto prosperi anche Paesi a bassa sindacalizzazione come la Svizzera (per non parlare degli Stati Uniti) e che nel Paese in cui è stato a lungo abolito il plusvalore, l'Unione Sovietica, il governo si è dovuto mantenere al potere con la forza ed ha condotto l'intero popolo alla miseria.
A Pomigliano d'Arco si comincia a studiare storia con esempi concreti.



vignetta di Gianni Soria