IL PRETE SPRETATO

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inserito il 20/06/2010

Dal 1°agosto 2008 al 31 maggio 2010
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Cari Amici,
         c’è una notizia dell’altro giorno che – secondo me – non è stata sufficientemente sottolineata dalla stampa (e trascurata da radio e tv): quella relativa alla creazione di un ministero inutile intitolato al Federalismo (come se le relative competenze non ci fossero già) ad Aldo Brancher. L’onorevole in questione, prete spretato e amico di Berlusconi, è apparso più volte in veste d’imputato ed è ora accusato per lo scandalo Bpl-Antonveneta. Rischiare un nuovo processo e una nuova condanna? Non sia mai detto. E il Cavaliere lo ha fatto lì per lì ministro di un ministero inutile, per assicurargli l’impunità. Ora l’ex-don Brancher potrà avvalersi a sua volta del privilegio del legittimo impedimento. Ho letto la vicenda nei suoi dettagli (nomi, date, circostanze) sul Fatto Quotidiano di ieri, in prima pagina, a firma Marco Travaglio (a molti antipatico, ma sempre documentatissimo). E la cosa è semplicemente allucinante. Tra poco le nostre istituzioni si potranno trasferire per intero – o quasi – a San Vittore.
Poi mi giunge una notiziola simpatica, che trascrivo qui di seguito:
Tifosi in affitto per la partita della Corea del Nord. Incredibile ma vero, i tifosi che hanno assistito alla partita Corea del Nord-Brasile, vinta dai verdeoro per 2 a 1, non erano veri coreani appassionati di calcio ma figuranti cinesi "assunti" dalla "Cina Sport Management Group" su richiesta della Commissione Sport di Pyongyang. I veri tifosi nordcoreani, infatti, impossibilitati ad andare in Sudafrica sia per motivi politici che economici, non sono potuti andare a seguire la squadra e neanche vederla in diretta in televisione, che l'ha trasmessa in differita. Il governo della Corea del Nord, infatti, controlla tutte le immagini che vengono trasmesse in televisione, anche quelle sportive. Però lo stadio non poteva certo rimanere vuoto, nel buon nome dell'immagine. E quindi ecco la trovata. Tifo colorato e vivace ma finto. (Deborah Nardinelli)
Tra l’ex-don Berchet e i tifosi pseudo-coreani, quale vi fa ridere ( o piangere) di più?
Un abbraccio
Ettore Frangipane



vignetta di Giordano Bompadre


BERLUSCONI PUÒ FARE FELICI TUTTI
di Gianni Pardo

In questi giorni l'attualità rischia di provocare il disgusto. I fatti dimostrano nella maniera più plateale che di ovvio non esiste nulla. Che non esiste un metodo per avere ragione di chi è sciocco o in malafede. Soprattutto se costui ha deciso in anticipo che vi darà torto, quand'anche diciate che in estate fa caldo e in inverno fa freddo.
Abbiamo sotto gli occhi tre esempi. Il primo riguarda la manovra economica che, a detta di tutti, anche di uomini della minoranza è assolutamente necessaria: solo che dovrebbe essere realizzata in modo che non tolga un euro a nessuno. Né al centro né alla periferia, né ai molti né ai pochi, né alle regioni né ai ministeri, assolutamente a nessuno. Nemmeno all'opera lirica. L'unica manovra "giusta" è nessuna manovra. Ma dal momento che essa è indispensabile, si ricomincia da capo: la manovra s'ha da fare e se il governo non la fa è composto da una manica d'incapaci.
Il caso di Pomigliano d'Arco è altrettanto esemplare. Si può capire la posizione della Fiom, dal momento che i suoi dirigenti sono dei fanatici e non rischiano la paga: ma non mancano moltissimi difensori disinteressati del veterosindacato. Mentre la casa brucia, costoro si sgolano come dementi per il puro piacere di discutere se bisogna chiamare i pompieri col cellulare o col telefono fisso. E soprattutto se regolare lo sciopero sia conforme alla Costituzione, dimenticando che non si è mai fatta una legge organica che precisasse quanto stabilito dall'art.39 (il diritto di sciopero si esercita "nell'ambito delle leggi che lo regolano").
Infine ci sono le infinite diatribe riguardanti il disegno di legge sulle intercettazioni. In passato si è esagerato, si sono coinvolti e rovinati anche degli innocenti, e a parere di tutti sarebbe giusto mettere un po' d'ordine nella materia. Ma, sempre a parere di tutti, la nuova legge non deve cambiare nulla. Se cambia qualcosa, se veramente essa punisce chi sgarra, è la fine del mondo: per questo se ne discute da mesi e mesi e per questo se ne discuterà ancora, fino a non farne niente. L'unica buona legge è nessuna legge.
Il caso è interessante per la sua monumentale ipocrisia. Le intercettazioni, in numero spropositato,  sono passate per anni dai magistrati ai giornalisti e regolarmente pubblicate, in violazione delle leggi vigenti. E quelli che dalla mattina alla sera gridano sui tetti in difesa della legalità di questa illegalità non si preoccupano. Il fatto è che alle intercettazioni sono interessate tre categorie di persone: i giornalisti, i magistrati e i politici.
I primi ci tengono perché con esse possono vendere più copie, soprattutto se i testi sono pruriginosi. Naturalmente, invece di parlare dei loro interessi di bottega, si appellano al diritto dei cittadini d'essere informati; e piacerebbe moltissimo sapere se rimarrebbero dello stesso parere, nel caso fosse scritto su tutti i giornali d'Italia che le loro mogli gli stanno mettendo le corna. Eppure è una notizia come un'altra, no?
I magistrati tengono alle intercettazioni perché con le inchieste a volte ottengono una notorietà nazionale, che magari monetizzano in un seggio in Parlamento, e poi perché in questo modo assumono un sostanziale controllo dell'intero Paese: se tutti sono intercettati, tutti possono essere colpiti. A casa nostra tutti ci mettiamo in mutande.
Naturalmente sia i giornalisti sia magistrati dicono che le intercettazioni sono intangibili perché servono a combattere la criminalità. Dal che si deduce che altrove, dove tutte queste intercettazioni non ci sono, la criminalità non si combatte. E infatti tutti conosciamo la differenza di legalità fra il territorio di Reggio Calabria e quello di Basilea.
La terza categoria interessata alle intercettazioni è quella dei politici. Non solo essi hanno degli alleati nei magistrati e nei giornalisti - prevalentemente di sinistra - ma sono anche capaci, nel caso che lo "scandalo" riguardi un nemico, di gridarlo sui tetti tanto a lungo da far credere che sia un crimine da forca. Mentre se si tratta di un amico, ci passano sopra disinvoltamente. Si pensi alle vicende pugliesi.
La difesa dei propri interessi è normale ma è difficile sopportare che si cerchi di camuffarla da difesa della legalità e della democrazia. Qui si toccano i vertici dell'ipocrisia. Né si può ragionevolmente credere agli scrupoli di Gianfranco Fini.
Il disegno di legge è stato concepito per proteggere il cittadino comune e poi gli stessi colpevoli, finché non si arrivi al processo: ma del cittadino imputato, o amico dell'imputato, non interessa niente a nessuno. Nemmeno al resto degli italiani. Costoro capirebbero al volo la necessità della privatezza se la cosa li riguardasse personalmente. Invece osano dire: "Io non ho niente da nascondere", dimenticando che l'on.Scaiola si è dovuto dimettere da ministro, la prima volta, per avere parlato in modo irrituale di un morto illustre. Quanti possono dire che non usano parolacce, in privato? E soprattutto, come ha detto qualcuno, la trasparenza totale è un'esigenza dei regimi totalitari. In essi chi vuole un po' di privatezza è già per questo sospetto di controrivoluzione.
Silvio Berlusconi potrebbe fare felici tutti non facendo nessuna manovra, invitando la Fiat a starsene in Polonia e permettendo che si sia tutti intercettati. Se è questo, che vogliono gli italiani!


LA POLITICA DEL PD
di Gianni Pardo

Gli scacchi sono una lotta fra bianchi e neri. Se uno ha i neri, guarda i bianchi come nemici e cerca il modo di farli fuori. Finita la partita, se ne può fare un’altra, con i bianchi, e stavolta sono i neri l’esercito del male.
Nello stesso modo, si può cercare di rispondere a questa domanda: che cosa farei, se dovessi dare la linea politica al partito opposto al mio?
La prima cosa da vedere è quale sia “il partito opposto”. Si potrebbe infatti vedere come contraltare un partito come l’Idv, ma dal momento che esso appare poco serio, parleremo del Partito Democratico.
Guardando il mondo da sinistra, la prima ovvietà è che oggi non si può proporre un rivoluzionario modello di società. Il Pci lo fece per decenni, ma allora si credeva ad una rivoluzione comunista oggi divenuta archeologia. Dunque una politica di sinistra deve agire nell’ambito del modello sociale attuale e dal momento che per il centro-destra e per il centro-sinistra sono uguali sia le condizioni di fatto sia gli strumenti che si possono utilizzare, le differenze fra i due tipi di politica non possono essere molto grandi.
Oggi è inutile proporre soluzioni miracolistiche perché anche il popolo sa che sono impossibili. Il Pci aveva il vantaggio di offrire un totale rivolgimento della società ma non fu mai chiamato a realizzarlo, il Pd invece non può denunciare una totale inefficienza nella lotta all’evasione fiscale, per esempio, perché è stato al potere per cinque anni con Prodi e D’Alema, più altri due anni recentemente e, senza sua colpa, non è cambiato molto. Né la sinistra ha potuto debellare la disoccupazione, il lavoro nero, gli incidenti sul lavoro e tutti quei mali che affliggono da sempre l’Italia. Dunque le promesse, in questo campo, sono inutili: la gente non le prende molto sul serio.
Lo spazio politico che rimane è quello delle piccole, utili proposte: proposte tali che, andando al governo, si possano effettivamente realizzare. Oppure tali che la stessa maggioranza le adotti subito, non potendo però evitare che l’opposizione se ne attribuisca il merito. Lo schema non dovrebbe essere: “Noi, al governo, faremo miracoli”, ma “Noi, al governo, faremo leggermente meglio”. È questo uno degli errori di Silvio Berlusconi: dalla mera fattibilità tecnico-economica è passato alla fattibilità politica, trovandosi infine ad avere fatto promesse che, con tutta la buona volontà, non poteva mantenere.
Lo Stato può essere paragonato ad una grande berlina, risultato di decenni di progresso automobilistico: nessuno mette in discussione che la migliore soluzione sia quella delle quattro ruote - non tre e non cinque - ma lo spazio per i miglioramenti esiste. C’è stato un momento in cui qualcuno ha inventato i freni idraulici, un altro gli ammortizzatori, un altro ancora la barra antirollio e, più recentemente, l’Anti-Bloc System. Ecco il campo dell’opposizione. Mentre la maggioranza dedica la maggior parte del suo tempo a far funzionare la macchina così com’è, l’opposizione potrebbe studiare i particolari migliorabili.
Naturalmente questo schema richiederebbe un’enorme mole di lavoro per piccoli progressi: ma è meglio non avere altro da proporre che critiche al governo? E magari, occasionalmente, insulti alla ministra Gelmini usando l’espressione “rompere i coglioni”, come ha fatto il Segretario Bersani?
Se si propone una riforma, esiste certo la difficoltà tecnica di farla capire alla gente: ma proprio per questo dovrebbe essere ben spiegata e l’opposizione non dovrebbe proporne altre per parecchio tempo. In modo che in giro ci si convinca che sarebbe utile e che il governo fa male a non realizzarla.
Facciamo un esempio che può dare un’idea. Gli italiani che devono fare un versamento alla posta si armano di santa pazienza: sanno che potranno dover impiegare mezz’ora, visto come funzionano gli uffici postali. E non è assurdo che – nell’epoca in cui si fa benzina con i distributori automatici – non si possano dotare gli uffici postali di una macchina con due fessure, una in cui si inserisce il bollettino e l’altra in cui si inseriscono i biglietti i banca? Se la procedura fosse possibile, quante benedizioni riceverebbe chi l’ha inventata e adottata?
L’Italia aspetta da sempre una grande riforma della Pubblica Amministrazione che forse non vedremo mai: non potremmo più semplicemente migliorare qualcosa?
Naturalmente le proposte dovrebbero essere abbastanza particolareggiate per suscitare le proteste degli interessati: solo questo le renderebbe credibili, rendendo credibile, di rimbalzo, l’opposizione. Fra l’altro, nel caso la maggioranza adottasse il provvedimento,  quelle proteste ricadrebbero su di essa.
L’opposizione, se vuole riconquistare l’elettorato, deve essere fattiva e credibile: esattamente ciò che oggi non è.