Dal 1°agosto 2008 al 31 maggio 2010
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Cari Amici,
l’esito del referendum a Pomigliano non mi sembra per niente soddisfacente. Ha votato quasi la totalità dei dipendenti, ma solo meno dei due terzi si sono espressi per il sì. Il che vuol dire che c’è un buon terzo che un domani è disposto a tornare ai vecchi riti: scioperi e assenteismo soprattutto. A questo punto, se io fossi Marchionne lascerei la Panda in Polonia, e non rischierei.
Mentre pensavo queste cose m’è arrivato l’articolo di Gianni Pardo che vi allego.
Siamo sostanzialmente d’accordo
Un abbraccio
Ettore Frangipane
S’I FOSSI MARCHIONNE
di Gianni Pardo
Per chi venera il realismo come una stella polare, il referendum di Pomigliano significa puramente e semplicemente che non c’è una sufficiente maggioranza di operai disposta a promettere la pace aziendale alla Fiat. Conseguentemente, se l’impresa mantenesse quanto promesso, dovrebbe avviare la produzione della nuova Panda in Polonia e non in Campania. Ma in questo caso si sentirebbe stramaledire da un coro di voci indignate: governo, sindacati, operai, giornali, politologi, prelati, tutti direbbero che vuole affamare Pomigliano d’Arco; che tutti i sindacati avevano firmato (dimenticando che la Fiat chiedeva appunto che fossero tutti, e così non è stato); che la Fiat aveva preso l’impegno di investire, se il referendum avesse avuto un risultato positivo (dimenticando che essa chiedeva un autentico plebiscito, non la semplice maggioranza), ecc.
Se Pomigliano piange, Torino non ride. Problemi per tutti.
A questo punto si può giocare a fare ipotesi sul modello di quelle di Cecco Angiolieri. S’i fossi foco, s’i fossi papa, s’i fossi Marchionne.
Nei suoi panni, si potrebbe passare la patata bollente agli altri, stilando un comunicato stampa come quello che segue:
“1) La Fiat prende atto del fatto che il 36% di coloro che hanno votato nel referendum dei lavoratori di Pomigliano d’Arco, e un sindacato che rappresenta il 17% di tutti loro, non sono d’accordo sulle condizioni di lavoro proposte. La produzione della Nuova Panda sarà dunque avviata in Polonia.
2) La Fiat potrebbe avviare questa produzione a Pomigliano se la Fiom firmasse l’accordo e se questo accordo fosse confermato dagli operai con un secondo referendum in cui i sì giungano almeno all’85%.
3) Infine l’impresa è disposta ad investire a Pomigliano alle condizioni precedenti se lo Stato si impegna, in caso di difficoltà economiche, a ripianare il deficit dell’impresa”.
In questo modo, al punto uno si mantiene quanto prospettato in precedenza; al punto due si rende chiaro che la responsabilità della mancata produzione ricade sulla Fiom e su quel 36% dei lavoratori che ha detto no; al punto tre, che se si impone ad un’impresa di operare in deficit, questo onere ricade poi sui contribuenti. Ed è bene che questi lo sappiano.
Sarebbe divertente vedere come reagirebbero, le anime belle di ogni colore.
S’i fossi Marchionne, sare’ allor giocondo...

foto di Gabriele Rigon
l’esito del referendum a Pomigliano non mi sembra per niente soddisfacente. Ha votato quasi la totalità dei dipendenti, ma solo meno dei due terzi si sono espressi per il sì. Il che vuol dire che c’è un buon terzo che un domani è disposto a tornare ai vecchi riti: scioperi e assenteismo soprattutto. A questo punto, se io fossi Marchionne lascerei la Panda in Polonia, e non rischierei.
Mentre pensavo queste cose m’è arrivato l’articolo di Gianni Pardo che vi allego.
Siamo sostanzialmente d’accordo
Un abbraccio
Ettore Frangipane
S’I FOSSI MARCHIONNE
di Gianni Pardo
Per chi venera il realismo come una stella polare, il referendum di Pomigliano significa puramente e semplicemente che non c’è una sufficiente maggioranza di operai disposta a promettere la pace aziendale alla Fiat. Conseguentemente, se l’impresa mantenesse quanto promesso, dovrebbe avviare la produzione della nuova Panda in Polonia e non in Campania. Ma in questo caso si sentirebbe stramaledire da un coro di voci indignate: governo, sindacati, operai, giornali, politologi, prelati, tutti direbbero che vuole affamare Pomigliano d’Arco; che tutti i sindacati avevano firmato (dimenticando che la Fiat chiedeva appunto che fossero tutti, e così non è stato); che la Fiat aveva preso l’impegno di investire, se il referendum avesse avuto un risultato positivo (dimenticando che essa chiedeva un autentico plebiscito, non la semplice maggioranza), ecc.
Se Pomigliano piange, Torino non ride. Problemi per tutti.
A questo punto si può giocare a fare ipotesi sul modello di quelle di Cecco Angiolieri. S’i fossi foco, s’i fossi papa, s’i fossi Marchionne.
Nei suoi panni, si potrebbe passare la patata bollente agli altri, stilando un comunicato stampa come quello che segue:
“1) La Fiat prende atto del fatto che il 36% di coloro che hanno votato nel referendum dei lavoratori di Pomigliano d’Arco, e un sindacato che rappresenta il 17% di tutti loro, non sono d’accordo sulle condizioni di lavoro proposte. La produzione della Nuova Panda sarà dunque avviata in Polonia.
2) La Fiat potrebbe avviare questa produzione a Pomigliano se la Fiom firmasse l’accordo e se questo accordo fosse confermato dagli operai con un secondo referendum in cui i sì giungano almeno all’85%.
3) Infine l’impresa è disposta ad investire a Pomigliano alle condizioni precedenti se lo Stato si impegna, in caso di difficoltà economiche, a ripianare il deficit dell’impresa”.
In questo modo, al punto uno si mantiene quanto prospettato in precedenza; al punto due si rende chiaro che la responsabilità della mancata produzione ricade sulla Fiom e su quel 36% dei lavoratori che ha detto no; al punto tre, che se si impone ad un’impresa di operare in deficit, questo onere ricade poi sui contribuenti. Ed è bene che questi lo sappiano.
Sarebbe divertente vedere come reagirebbero, le anime belle di ogni colore.
S’i fossi Marchionne, sare’ allor giocondo...

foto di Gabriele Rigon