MUSSULMANI E "GHE PENSI MI"

STAMPA | CHIUDI | ARTICOLO INSERITO DA: Ettore Frangipane

inserito il 03/07/2010

Dal 1°agosto 2008 al 31 maggio 2010
questo sito è stato visitato 416.431 volte


Cari Amici,
            dalla California Glauco Romeo mi ha inviato la traduzione di un articolo pubblicatogli da una giornale di Fremont. Ve lo propongo. Mi sembra assolutamente ragionevole: in effetti le prime vittime del fondamentalismo mussulmano, sono proprio loro. I mussulmani.
Segue una “lettera dall’Aquila” molto significativa, inviatami da Gigliola Betti.
E dire che Berlusconi  (“Ghe pensi mi”) vantava d’avere risolto tutto........
Un cordiale saluto
Ettore Frangipane



SPETTA  AI  MUSSULMANI DI DENUNCIARE IL SEQUESTRO DELL’ISLAM

    Alcuni mesi fa, all’inizio di una riunione con un largo numero di partecipanti, un membro prominente della locale comunità mussulmana dichiarò: “L’Islam è stato sequestrato”. La dichiarazione era stata fatta in un tono di voce calmo, senza enfasi. La riunione non era di carattere politico, e probabilmente la frase non fece grande impressione sui presenti.
    Nei giorni seguenti però continuai a ripensarvi. Chiaramente, era stato un riferimento alla minaccia cui siamo esposti noi tutti, mussulmani o no, da parte di un’esigua minoranza di fanatici estremisti che usano la loro interpretazione dell’Islam a giustificazione di omicidi spesso di massa.
      Una sfortunata conseguenza di tali atti è il sospetto dei mussulmani da parte dei seguaci di altre fedi religiose. Un livello notevole di ignoranza e pregiudizio contribuisce ad esso. È ancora vivo il ricordo delle reazioni irrazionali che hanno fatto seguito alla distruzione delle torri gemelle di New York, quando persone innocenti sono state attaccate e persino uccise solo perché la loro testa era coperta da un turbante e pertanto dovevano essere “arabi”. In realtà erano dei Sikh, la cui religione non ha alcun rapporto con l’Islam. Ma anche se fossero stati arabi residenti negli Stati Uniti, assalirli sarebbe stato un crimine atroce.
      Un altro esempio di nozioni confuse è l’episodio visto in tv durante l’ultima campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti. Durante una riunione politica una vecchia donna espresse la sua opposizione al candidato del Partito Democratico Barack Obama perché “è un arabo”. Un’accusa ridicola immediatamente rigettata dal senatore McCain, candidato del Partito Repubblicano.
      A mio parere i mussulmani sono in gran numero moderati che desiderano praticare la loro religione e vivere in pace. A causa dello stigma cui sono ingiustamente soggetti, è necessario che i capi delle comunità mussulmane condannino senza possibilità di equivoci e a gran voce la violenza commessa nel nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso, come è invocato all’inizio della maggior parte dei capitoli del Corano.
      Il libro sacro dell’Islam non condona i terroristi suicidi; la promessa ai potenziali “martiri” di 72 vergini con cui trastullarsi nell’oltretomba è una truffa perpetrata per perseguire obiettivi politici al prezzo della vita di vittime innocenti e di creduloni disposti a sacrificarla nella convinzione di un’esistenza più allegra nell’aldilà. Per inciso, che ricompensa è promessa alle donne “martiri”?
      Un articolo di Alexander Stille (New York Times, 2 marzo 2002), prospetta rispettosamente la possibilità di interpretare il Corano in modi più consoni ai tempi moderni, come proposto da diversi studiosi. Il Verbo divino rivelato al Profeta, che la pace sia con lui, è stato trasmesso oralmente per decine d’anni dopo la sua morte prima di essere messo per iscritto (come è accaduto del resto ai Vangeli, ndr.). È concepibile che personali interpretazioni delle parole di Maometto da parte dei narratori e degli scrivani siano tracimate nel testo in uso corrente.
      Le innegabili atrocità dei Crociati nella prima parte del secondo millennio sono spesso deplorate dai fondamentalisti mussulmani a prova dell’iniquità degli infedeli. È però un fatto documentato anche da storiografi arabi che atrocità parallele sono state commesse nel lontano passato dalle armate mussulmane, durante l’antica lotta per il controllo della Terra Santa. La violenza genera violenza.
      Molto probabilmente la bomba, fortunatamente inesplosa, lasciata pochi mesi fa nel centro di Manhattan da un americano naturalizzato di origine pakistana rinforzerà il sospetto generalizzato a tutti i mussulmani. Lo stesso vale per i  cinque giovani mussulmani americani  arrestati di recente in Pakistan dove sembra si fossero recati per partecipare alla jihad contro i paesi dell’ovest. Questi sono esempi di un fenomeno di estremismo radicale con basi religiose non limitato agli Stati Uniti. Pertanto è importante che gli imam che predicano sermoni nelle moschee condannino tutti gli atti di violenza, specialmente quelli progettati o commessi in paesi di cui  i criminali sono cittadini. Al tempo stesso questa chiara condanna deve essere espressa tramite i canali mediatici, per distanziare i mussulmani moderati dalla minoranza di fanatici che “hanno sequestrato l’Islam”.



DONNA KAMIKAZE ISLAMICA CON SUO FIGLIO

      
UNA LETTERA DALL’AQUILA

Ieri mi ha telefonato l'impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere. Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio là. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio. Le racconto del centro militarizzato. Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati là a morire. Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere. Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo. Le racconto che pagheremo l'ICI ed i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla. Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini senza casa,che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto. Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo. Che io pago, in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un appartamento in via Giulia, a Roma. La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso. Le racconto la vita delle persone che abitano là. Come in alveari senz'anima. Senza neanche un giornalaio. O un bar. Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri. Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo. Le racconto di una città che muore. E lei mi risponde, con la voce che le trema. "Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo".
Loro non scrivono, voi fate girare.